Il Comitato Un Cordone per la vita, ha partecipato attivamente alla discussione del Piano sanitario Regionale tributandolo di una sua proposta.
Che la donazione del sangue del cordone ombelicale è importante in generale sia per la ricerca sia ancor più per la terapia leucemica in specie dei bambini, poiché lo stesso cordone contiene, com’è ormai conoscenza comune, sangue ricco di cellule staminali, lo studio e l’impiego delle quali sono l’ultima e più progredita frontiera della ricerca in tema di terapie ognora più efficaci per un ventaglio sempre più vasto di malattie è assodato, ma che la stessa debba essere garantita a tutte le donne residenti nello stesso contesto geografico territoriale senza disparità di accesso alcuno lo è di meno.
Infatti, la giunta regionale ottemperando all’art.12 della Legge Regionale n°24/2006 con il quale disponeva il termine di 90gg per l’indicazione tra le altre della struttura di riferimento presso la quale posizionare la Banca del Cordone, ancorché a termine abbondantemente scaduto, ha designato la “Casa sollievo della sofferenza” di S. Giovanni Rotondo, quale centro trasfusionale di riferimento dove attivare il centro di riferimento per la conservazione delle cellule staminali da Cordone Ombelicale, prevedendo per l’attivazione della relativa struttura lo stanziamento economico di 800mila€ nell’ambito del Documento Economico Finanziario 2007.
Nello stesso DIEF 2007, unico atto formale ad oggi in essere, sono stati poi previsti esplicitamente un breve-medio termine per la costituzione della struttura presso il SIMT dell’ospedale Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, nonchè un medio lungo termine per altra struttura presso il SIMT dell’ospedale Policlinico di Bari e un lungo termine per un’ultima struttura presso il SIMT dell’ospedale Perrino di Brindisi, in tal modo identificati quali probabili centri di raccolta e prelievo del sangue da cordone.
La designazione però, della “Casa sollievo della sofferenza”, a sede della Banca del Cordone, appare - e lo è- assolutamente insufficiente, di per sé sola, a realizzare in concreto l’attività di raccolta e conservazione del sangue cordonale in tutta la Regione, estesa in lunghezza per oltre 500km, causa della posizione geografica di S.Giovanni Rotondo, estremamente defilata e marginale rispetto al territorio pugliese nel suo insieme e, in particolare, del lontano suo Salento.
Altrettanto insufficiente poi, appare, per la stessa ragione, la designazione dei centri di prelievo e di raccolta (nel lungo periodo) solo presso i SIMT di Bari e Brindisi, che comunque penalizza pesantemente il territorio Sud Salentino, e più precisamente quello della provincia Leccese esteso sino a S. Maria di Leuca, punta estrema del Tacco d’Italia. Da quanto sopra, il Comitato ha avanzato in seduta plenaria presso il polo didattico della ASL Lecce alla presenza dei dirigenti regionali dell’assessorato alla trasparenza Dr.ssa Sasso e Dr. Scotti e Dirigenti Asl Lecce Dr.Sanapo e Dr.ssa Giausa la sua PROPOSTA da inserire nel Piano Sanitario Regionale: la necessità di prevedere l’istituzione di un secondo centro di riferimento trasfusionale del sangue cordonale o di almeno un centro di prelievo e raccolta presso il SIMT dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce, in considerazione della posizione geocentrica della città nel territorio Sud Salentino, al fine di un’organizzazione funzionale del servizio tale da rendere possibile l’accesso in condizioni di uguaglianza a tutte le utenti della regione in qualunque sito vivano.
avv. Alessia Ferreri
Presidente Comitato
Info:
Via 47°Regg.to Fanteria,29
Lecce - 73100
0832.303031
www.uncordoneperlavita.org
martedì 9 ottobre 2007
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